Diario fotografico creativo

Mia nipote studia filosofia all’università.

Che già uno potrebbe pensare che sappia come porsi le domande giuste…

E le piace anche la fotografia.

Le è sempre piaciuta, si è pure comprata una macchina fotografica, quindi a un certo punto uno dice: bene, adesso fotograferà.

No.

È bloccata.

Che poi, come darle torto.

Viviamo in un’epoca in cui da un momento all’altro potremmo aspettarci che comincino a piovere dal cielo fotografie di locuste.

Ok, riferimento ardito.

Però forse rende l’idea.

Siamo sommersi dalle immagini.

Non so se si possa chiamare pornografia dell’immagine, però un po’ la sensazione è quella: ne vediamo talmente tante che a un certo punto non sappiamo più bene cosa guardare e tutto sembra svelato.

E soprattutto non sappiamo più se abbiamo ancora qualcosa da dire noi.

E quelle famose domande giuste di cui sopra, a un certo punto, soffocano pure loro…

E questa cosa, pensando a mia nipote, mi è sembrata un peccato.

Perché se hai voglia di fotografare ma pensi che prima dovresti essere abbastanza originale da non fare la stessa foto che ha ottenuto 1500 like sul profilo di “PinaLifestyle”, oppure pensi che tanto quello che hai da dire non interessi a nessun*, succede una cosa molto semplice.

Non fotografi.

Io invece fotografo da un sacco di tempo.

Ho fatto corsi, lavori, mostre, ne ho studiate parecchie di cose e probabilmente continuerò a studiarne.

Però la verità è che la fotografia l’ho imparata da bambina, in camera oscura con mio papà, quando i social non potevano ancora ispirare Black Mirror — che serie! — e non esisteva neanche il problema di non ricevere abbastanza cuoricini perché, fortunatamente, non esistevano proprio i cuoricini.

E forse per questo, anche quando una fotografia a cui tengo passa nell’indifferenza generale — cosa che, sia chiaro, un tempo poteva farmi girare le scatole come a chiunque — la faccenda mi riguarda solo fino a un certo punto.

Perché so perché fotografo.

Fotografo perché è uno dei modi che ho trovato per restituire qualcosa all’Universo.

E prendetela così com’è, perché non saprei come dirla diversamente.

Allora ho pensato questo percorso per lei, perché possa cominciare anche lei a costruire il suo perché.

E la tecnica, per il momento, può aspettare.

Non perché non serva.

Serve.

Ma prima vorrei che tornasse a divertirsi.

Che fotografasse una cosa senza chiedersi immediatamente se è una buona fotografia.

Che cominciasse a guardare.

E magari, soprattutto, a farsi delle domande.

Perché la tecnica, se prima non riesci a staccarti da quello che ti blocca, serve un po’ come avere la ricetta dettagliatissima del piatto mentre sei al ristorante.

Interessante magari.

Però intanto il piatto si raffredda.

Poi ho pensato che questa cosa qua poteva servire anche ad altri.

Anche a chi fotografa già da anni e a un certo punto si accorge che sa perfettamente come fotografare, ma non è più tanto sicuro del perché.

A chi vuole stimoli nuovi per indagare la propria creatività.

A chi ha una macchina fotografica in un cassetto.

A chi fotografa sempre le stesse cose.

A chi guarda le fotografie degli altri e pensa sì vabbè, io però cosa faccio?

A chi magari non sa nemmeno di essere bloccato, però ogni volta che prova a fotografare sente una vocina che gli dice che dovrebbe fare qualcosa di più bello, più intelligente, più originale.

E anche a chi non sa perché fotografa.

Che secondo me è una domanda mica da poco.

E quindi alla fine l’ho aperto a tutti.

Non promette di trasformare nessuno in fotografo, è più un viaggio di ricerca personale, un primo tuffo nei dettagli e nelle domande che ti aprono al tuo percorso e ti possono avvicinare allo step successivo, che è quello di capire come mai certe fotografie vengono costruite in un certo modo…che insomma mica ti immagini che dietro a certi Putin-shots ci possa essere una icona bizantina del quattrocento…ma qua stiamo già correndo…

Ti accompagna, semmai, a cominciare a costruire uno sguardo più consapevole.

È solo un primo passo.

Però credo sia un passo importante.

E per tutto il resto, ormai, c’è OpenAI.

Comunque, se vi interessa, i dettagli sono qui:

annalami.com/percorsi/

p.s. nella foto il mio papà spiritoso ❤ colui che onoro e ringrazio per avermi insegnato quest’arte

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